“un amore” è la storia di un cinquantenne che si innamora perdutamente di una prostituta. Un uomo che non ha mai capito le donne, che si è limitato a trattarle sempre come degli oggetti, come delle semplici dispensatrici di piacere carnale, da cambiare ogni volta che ne avesse avuto voglia. Ed invece, una volta conosciuta Laide, giovane ragazza di 19 anni, la sua vita non sarà più la stessa, vivrà ogni istante nell’attesa di incontrarla, soffrirà di gelosia acuta, accetterà qualsiasi cosa umiliando la sua persona pur di vivere anche solo un’ora al giorno in compagnia di Laide.
Romanzo molto doloroso, di quelli che quasi ti fanno male a leggerli perché ti scavano dentro. Autobiografico, il suo significato lo si può capire leggendo le interviste alla moglie. L’amore per la vera Laide (Silvana) ebbe fine non senza conseguenze ed il figlio che Laide dice di aspettare nel finale del libro non risulterà suo ma di un altro. Un apprezzamento anche a come Buzzati descrive Milano. Poche semplici pennellate che servono a catturare la solitudine che spesso questa città ti mette addosso, la capacità che ha di farti sentire solo, nonostante la moltitudine di abitanti e di locali che la animano di giorno e di notte. La solitudine di Antonio e Laide viene amplificata dalla città, da quelle giornate grigie senza pioggia, dove non si capisce mai se sono nuvole o nebbia, dove il freddo ti penetra nelle ossa in profondità.
Considerando che fu scritto nel 1963, "Un amore" è, sotto ogni aspetto, un libro moderno
commento di Lucia Moraschini componente gdl
Blog del Gruppo di lettura della Biblioteca di Binasco (MI).
martedì 21 giugno 2016
Aggiornamento di marzo 2016
Fiore di neve ed il ventaglio segreto è un romanzo ben documentato sulla Cina del diciannovesimo secolo e spiega la condizione della donna sia a livello familiare che nei confronti della società.
” Solo attraverso il dolore si arriva alla bellezza.
Solo attraverso il dolore si ottiene la pace.
Io fascio e bendo ma sarai tu a godere il frutto dei miei sforzi.”
Giglio Bianco, protagonista principale del romanzo, ottuagenaria, racconta la sua infanzia dalla fasciatura dei piedi al rapporto di vera amicizia con la sua laotong Fiore di neve. Queste donne vivono due vite complesse in una epoca difficile, si amano di un amore assoluto e soffrono a causa di un "tragico equivoco" distruggendo questo rapporto esclusivo.
“Obbedisci, obbedisci, obbedisci, e poi fa’ ciò che vuoi.”
La See attraverso Giglio Bianco racconta la vita delle donne in Cina . Le donne appartenenti alla stessa famiglia erano prigioniere in unica stanza “stanza delle donne” e trascorrevano le loro giornate a ricamare e a tramandarsi la scrittura segreta, il no-shu, e per rendere questa prigionia meno angosciante comunicavano tra loro utilizzando questa scrittura scritta su pezzi di stoffa o, come nel romanzo, su un ventaglio.
Un libro intenso e triste, una storia che affascina, femminile a tratti drammatica, dolce-amara
commento di Lucia Moraschini componente gdl
” Solo attraverso il dolore si arriva alla bellezza.
Solo attraverso il dolore si ottiene la pace.
Io fascio e bendo ma sarai tu a godere il frutto dei miei sforzi.”
Giglio Bianco, protagonista principale del romanzo, ottuagenaria, racconta la sua infanzia dalla fasciatura dei piedi al rapporto di vera amicizia con la sua laotong Fiore di neve. Queste donne vivono due vite complesse in una epoca difficile, si amano di un amore assoluto e soffrono a causa di un "tragico equivoco" distruggendo questo rapporto esclusivo.
“Obbedisci, obbedisci, obbedisci, e poi fa’ ciò che vuoi.”
La See attraverso Giglio Bianco racconta la vita delle donne in Cina . Le donne appartenenti alla stessa famiglia erano prigioniere in unica stanza “stanza delle donne” e trascorrevano le loro giornate a ricamare e a tramandarsi la scrittura segreta, il no-shu, e per rendere questa prigionia meno angosciante comunicavano tra loro utilizzando questa scrittura scritta su pezzi di stoffa o, come nel romanzo, su un ventaglio.
Un libro intenso e triste, una storia che affascina, femminile a tratti drammatica, dolce-amara
commento di Lucia Moraschini componente gdl
Aggiornamento di febbraio 2016
PERSECUZIONE (Il fuoco amico dei ricordi) – Alessandro Piperno
In questo suo secondo romanzo “Persecuzione” Piperno affronta un cammino a
ritroso della durata di due anni verso il fondo più profondo dell'infamia,
della distruzione di una carriera, di una famiglia, di un uomo. Pur
ambientato nella Roma del 1986, del craxismo imperante e vincente,
pre-tangentopoli e pre-caccia alle streghe mediatica di casi (anche
presunti) di pedofili, i fatti di questo romanzo sono ancor oggi attuali.
I personaggi sono ben tratteggiati, l'atmosfera dell'ebraismo romano, i
conflitti, l'ipocrisia, sono la cornice familiare in cui si colloca il
dramma del protagonista, Leo Pontecorvo, noto chirurgo e professore
acclamato e venerato, baciato dalla fortuna, uomo di successo, sofisticato
ma ingenuo e debole. Verrà travolto da una tragedia impensabile per effetto
della rapida disgregazione familiare e sociale. Pontecorvo è anche il
simbolo o, per meglio dire, il bersaglio di quelle persone che vedono in
lui ció che vorrebbero essere, che vedono qualcosa di irraggiungibile e
forse per questo invidiabile, che vedono il simbolo di quella ricchezza
guadagnata e vissuta con leggerezza e senza sforzo.
Lo stile elegante di Piperno, ci guida per mano, in una storia quasi
priva di trama ma così piena di quella realtà psicologica che è materia
principale delle nostre vite."Alessandro Piperno legge Philip Roth".
Emblematica questa frase in quarta di copertina perchè lo stile di Piperno,
senza voler scendere nel plagio, ha molto da spartire con l’autore
americano.
Commento di Lucia Moraschini componente gruppo gdl
In questo suo secondo romanzo “Persecuzione” Piperno affronta un cammino a
ritroso della durata di due anni verso il fondo più profondo dell'infamia,
della distruzione di una carriera, di una famiglia, di un uomo. Pur
ambientato nella Roma del 1986, del craxismo imperante e vincente,
pre-tangentopoli e pre-caccia alle streghe mediatica di casi (anche
presunti) di pedofili, i fatti di questo romanzo sono ancor oggi attuali.
I personaggi sono ben tratteggiati, l'atmosfera dell'ebraismo romano, i
conflitti, l'ipocrisia, sono la cornice familiare in cui si colloca il
dramma del protagonista, Leo Pontecorvo, noto chirurgo e professore
acclamato e venerato, baciato dalla fortuna, uomo di successo, sofisticato
ma ingenuo e debole. Verrà travolto da una tragedia impensabile per effetto
della rapida disgregazione familiare e sociale. Pontecorvo è anche il
simbolo o, per meglio dire, il bersaglio di quelle persone che vedono in
lui ció che vorrebbero essere, che vedono qualcosa di irraggiungibile e
forse per questo invidiabile, che vedono il simbolo di quella ricchezza
guadagnata e vissuta con leggerezza e senza sforzo.
Lo stile elegante di Piperno, ci guida per mano, in una storia quasi
priva di trama ma così piena di quella realtà psicologica che è materia
principale delle nostre vite."Alessandro Piperno legge Philip Roth".
Emblematica questa frase in quarta di copertina perchè lo stile di Piperno,
senza voler scendere nel plagio, ha molto da spartire con l’autore
americano.
Commento di Lucia Moraschini componente gruppo gdl
Aggiornamento di dicembre 2015
"Non dire Io quest'acqua non la berrò mai: potresti ritrovarti nella vasca senza sapere nemmeno come ci sei arrivata'"
Il romanzo è ambientato in Sardegna negli anni Cinquanta. In un piccolo paesino dell'entroterra vive Maria che, ultima di quattro figlie, viene adottata come "fill'e anima" da Bonaria Urrai. È così che l'invisibile ed indesiderata bambina scopre quanto è bello essere finalmente presa in considerazione e amata. Crescendo però Maria si renderà conto che Tzia Bonaria non è una semplice sarta, ma l'Accabadora del paese. La Murgia, qui, sfida , come fece la Deledda a suo tempo, il silenzio dell'isola, e racconta con una ruvida dolcezza un mondo antico nel quale le relazioni, i conflitti, il dolore, la gioia, si riassumono in questa figura segreta e conosciuta, appunto, l'Accabadora.
Accabadora=quella che finisce.....riferito all'ultimo passo della nostra vita...(ultima madre).
La storia viene raccontata con dovizia di particolari e una quantità di immagini realistiche e chiare per delineare al meglio le situazioni presenti nel romanzo. Una Sardegna in bilico tra innovazione e tradizione, un paesino dell'entroterra i cui muri a secco solo le frontiere, quasi naturali, tra un terreno e l'altro. La narrazione è molto scorrevole, sebbene l'argomento trattato non sia tra i più leggeri e freschi, l’autrice lo affronta in modo velato e lascia trapelare solo il necessario. Un romanzo che permette di conoscere aspetti culturali di una terra a noi vicina ma sconosciuta.
Commento di Lucia Moraschini componente gruppo gdl
Il romanzo è ambientato in Sardegna negli anni Cinquanta. In un piccolo paesino dell'entroterra vive Maria che, ultima di quattro figlie, viene adottata come "fill'e anima" da Bonaria Urrai. È così che l'invisibile ed indesiderata bambina scopre quanto è bello essere finalmente presa in considerazione e amata. Crescendo però Maria si renderà conto che Tzia Bonaria non è una semplice sarta, ma l'Accabadora del paese. La Murgia, qui, sfida , come fece la Deledda a suo tempo, il silenzio dell'isola, e racconta con una ruvida dolcezza un mondo antico nel quale le relazioni, i conflitti, il dolore, la gioia, si riassumono in questa figura segreta e conosciuta, appunto, l'Accabadora.
Accabadora=quella che finisce.....riferito all'ultimo passo della nostra vita...(ultima madre).
La storia viene raccontata con dovizia di particolari e una quantità di immagini realistiche e chiare per delineare al meglio le situazioni presenti nel romanzo. Una Sardegna in bilico tra innovazione e tradizione, un paesino dell'entroterra i cui muri a secco solo le frontiere, quasi naturali, tra un terreno e l'altro. La narrazione è molto scorrevole, sebbene l'argomento trattato non sia tra i più leggeri e freschi, l’autrice lo affronta in modo velato e lascia trapelare solo il necessario. Un romanzo che permette di conoscere aspetti culturali di una terra a noi vicina ma sconosciuta.
Commento di Lucia Moraschini componente gruppo gdl
Aggiornamento di ottobre 2015
Lacci di Starnone
Gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato sono quelli con
cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita”*
*Una storia di tradimenti, abbandoni, dolore, ripicche, una storia
qualunque raccontata da diversi punti di vista, a partire dalla moglie
Vanda, dal marito Aldo ed infine dalla figlia.*
*E’ un romanzo breve, una storia intrisa di rancore e l’autore è stato
molto bravo a mostrare le debolezze dei protagonisti creando uno spaccato
spietato e sincero della loro vita, restituendoci l’immagine di un
matrimonio sbagliato e le loro sofferenze fanno un po’ da specchio alle
nostre.*
Gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato sono quelli con
cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita”*
*Una storia di tradimenti, abbandoni, dolore, ripicche, una storia
qualunque raccontata da diversi punti di vista, a partire dalla moglie
Vanda, dal marito Aldo ed infine dalla figlia.*
*E’ un romanzo breve, una storia intrisa di rancore e l’autore è stato
molto bravo a mostrare le debolezze dei protagonisti creando uno spaccato
spietato e sincero della loro vita, restituendoci l’immagine di un
matrimonio sbagliato e le loro sofferenze fanno un po’ da specchio alle
nostre.*
giovedì 15 ottobre 2015
Aggiornamento di settembre 2015
Mercoledì settembre 2015
Mare di Papaveri di Amitav Ghosh è il primo libro di una trilogia che unisce avventura a romanzo storico e che narra le vicende di un gruppo di persone così diverse tra loro da rappresentare perfettamente l’origine multirazziale e multiculturale dell’India.
Racconta le avventure della goletta Ibis e del suo equipaggio, un microcosmo etnico e linguistico in cui si intrecciano le storie di una vedova sfuggita al rogo e di un raja condannato ai lavori forzati per debiti, di una giovane orfana francese e del meticcio americano figlio di una schiava liberata, più un'intricata ragnatela di personaggi, schiavisti, coolies, danzatrici, e un assortimento di lascari, marinai provenienti da tutti gli angoli dell'oceano indiano.
Questo intreccio di storie si dispiega sullo sfondo della Storia, quando il colonialismo inglese impone alle campagne indiane la produzione dell'oppio, da usare come merce di scambio imposta con la forza alla Cina, quando si avvia, dice Ghosh, "un modello economico, militare e ideologico, che allunga la propria ombra anche sul presente.
Le guerre dell'oppio rappresentano l'alba del libero commercio, guerre del capitalismo in difesa del capitalismo, con strutture e modelli che troviamo anche oggi negli stessi luoghi, con le stesse dinamiche, per le medesime ragioni".
Il libro non è facilissimo, dal punto di vista linguistico Ghosh non si risparmia e riesce davvero a tradurre in parole, e in una sola lingua, il coacervo di dialetti, origini, caste alle quali appartengono i numerosissimi personaggi... Per chi poi non se ne intende di mare e di navigazione, alcuni termini risulteranno difficili se non incomprensibili. Il punto debole di questo romanzo è la sua non fine. Sin dall'inizio è chiaro che ci si trova a leggere il primo capitolo di una trilogia eppure, sino alla fine, si spera che ci sia comunque una fine degna di questo nome. Invece l'interruzione del libro lascia parecchio sospesi: il libro non può essere letto a sé stante, è fondamentale procedere al successivo capitolo : Il fiume dell’Oppio.
Mare di Papaveri di Amitav Ghosh è il primo libro di una trilogia che unisce avventura a romanzo storico e che narra le vicende di un gruppo di persone così diverse tra loro da rappresentare perfettamente l’origine multirazziale e multiculturale dell’India.
Racconta le avventure della goletta Ibis e del suo equipaggio, un microcosmo etnico e linguistico in cui si intrecciano le storie di una vedova sfuggita al rogo e di un raja condannato ai lavori forzati per debiti, di una giovane orfana francese e del meticcio americano figlio di una schiava liberata, più un'intricata ragnatela di personaggi, schiavisti, coolies, danzatrici, e un assortimento di lascari, marinai provenienti da tutti gli angoli dell'oceano indiano.
Questo intreccio di storie si dispiega sullo sfondo della Storia, quando il colonialismo inglese impone alle campagne indiane la produzione dell'oppio, da usare come merce di scambio imposta con la forza alla Cina, quando si avvia, dice Ghosh, "un modello economico, militare e ideologico, che allunga la propria ombra anche sul presente.
Le guerre dell'oppio rappresentano l'alba del libero commercio, guerre del capitalismo in difesa del capitalismo, con strutture e modelli che troviamo anche oggi negli stessi luoghi, con le stesse dinamiche, per le medesime ragioni".
Il libro non è facilissimo, dal punto di vista linguistico Ghosh non si risparmia e riesce davvero a tradurre in parole, e in una sola lingua, il coacervo di dialetti, origini, caste alle quali appartengono i numerosissimi personaggi... Per chi poi non se ne intende di mare e di navigazione, alcuni termini risulteranno difficili se non incomprensibili. Il punto debole di questo romanzo è la sua non fine. Sin dall'inizio è chiaro che ci si trova a leggere il primo capitolo di una trilogia eppure, sino alla fine, si spera che ci sia comunque una fine degna di questo nome. Invece l'interruzione del libro lascia parecchio sospesi: il libro non può essere letto a sé stante, è fondamentale procedere al successivo capitolo : Il fiume dell’Oppio.
lunedì 11 maggio 2015
Aggiornamento di marzo 2015
Le correzioni – Jonathan Franzen
Questo è l'incipit del problematico romanzo “Le correzioni”: “Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia.” Un avvio che avvisa il lettore sulla complessità e drammaticità dell’opera e sembra invitarlo a prestare molta attenzione. Il titolo, come spiegato dall’autore, si riferisce alle "correzioni" verificatesi sul mercato finanziario a fine anni '90 quando il boom economico del periodo precedente inizia a dare segnali di crisi, influendo anche sulle aspirazioni coltivate da alcuni dei protagonisti del romanzo.
Nello stesso tempo c’è un significato più profondo che emerge nel corso della lettura sotto forma degli "aggiustamenti" che ognuno dei Lambert impone a se stesso e ai suoi familiari per aderire il più possibile ai valori tradizionali e conservatori che hanno costituito il fulcro della società americana del dopo-guerra. Il romanzo è avvincente, ricco di input, ora palesi ora più impliciti, a riflessioni psico-sociologiche, si fonda su un sapiente, ben riuscito mix di privato e pubblico, costituito quest'ultimo, da un Occidente capitalista, tecnologico, consumista, disumanizzato ed un Est antiquato e violento, non meno disumano. In queste realtà, entrambe imperfette, scricchiolano le effimere certezze private e si ingigantiscono le crisi individuali dei protagonisti, sempre inadeguati, che fingono un'apparente normalità con l'esterno. L'opera è suddivisa in cinque capitoli, uno per ogni membro della famiglia , più un capitolo finale dedicato al confronto definitivo tra i protagonisti ed un epilogo. Siamo in una cittadina del Midwest dove abitano i coniugi Enid, casalinga e madre di tre figli ormai grandi e Alfred, ingegnere in pensione, con la passione per la chimica, purtroppo ora affetto da Morbo di Parkinson e da demenza senile.
Enid ha un desiderio che pian piano diventa un’ossessione: vuole vedere radunata tutta la famiglia per trascorrere un ultimo Natale insieme, ma è molto difficile portare a compimento questo suo progetto. La donna dopo quarantotto anni di matrimonio vive le trasformazioni dei suoi sentimenti nei confronti del marito e cerca di applicare i suoi metodi educativi, le sue “correzioni” sui figli e sul coniuge, con prepotenza e dispotismo fino a che i figli, stanchi di quel vivere familiare tormentato, cercano disperatamente una loro identità fuori da quel nido opprimente. Gary è il più grande. Sposato e con tre figli, ha una moglie che sempre più, con i suoi atteggiamenti, sembra trascinarlo sull’orlo della depressione. Chip, il preferito di Alfred, dopo un periodo di successo come insegnante di comunicazione visiva, viene licenziato per la relazione con una sua allieva e versa in condizioni economiche disagiate vivendo relazioni difficili e sbagliate con diverse donne e cacciandosi in loschi affari economicamente remunerativi. Denise, la femmina, tanto desiderata dalla madre Enid che non è mai riuscita ad amarla veramente dopo la sua agognata nascita, è una chef di successo che non ha ben chiaro il suo orientamento sessuale, cosa che le farà perdere il posto da lei tanto ambito a causa delle sue ”relazioni pericolose” che esploderanno come una bomba.
Non è ben chiaro se l'intento dell'autore sia quello di beffeggiare l’immagine del maschio o se invece non nasconda un’ondata di misoginia, tanto che le donne da lui rappresentate sono manipolatrici, arriviste e infantili. Fatta eccezione per Denise, l’unico personaggio femminile verso il quale si riesce a provare un po’ di simpatia e che in qualche modo riesce a fare da collante in questa problematica famiglia dimostrando una capacità empatica che manca ai fratelli.
Romanzo dalla struttura apparentemente semplice, è in realtà complesso e strutturato in modo da mettere in luce una enorme varietà di tematiche, ognuna delle quali andrebbe approfondita e meditata attentamente e si avvale di uno stile accurato e ridondante eccessivamente prolisso, soggetto a frequenti cambi temporali che, anche se non difficoltosi da seguire, disturbano l’attenzione del lettore pur se funzionali ad ogni personaggio preso in esame.
Una feroce dissacrazione del modello perfetto di famiglia inserita all’interno della società borghese americana che tocca il vertice nelle interessantissime pagine dedicate alla malattia del padre e alla vecchiaia in generale e cala in un finale un po’ frettoloso rispetto alla mole descrittiva precedente che lascia il lettore con un gusto un po’ amaro in bocca.
Questo è l'incipit del problematico romanzo “Le correzioni”: “Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia.” Un avvio che avvisa il lettore sulla complessità e drammaticità dell’opera e sembra invitarlo a prestare molta attenzione. Il titolo, come spiegato dall’autore, si riferisce alle "correzioni" verificatesi sul mercato finanziario a fine anni '90 quando il boom economico del periodo precedente inizia a dare segnali di crisi, influendo anche sulle aspirazioni coltivate da alcuni dei protagonisti del romanzo.
Nello stesso tempo c’è un significato più profondo che emerge nel corso della lettura sotto forma degli "aggiustamenti" che ognuno dei Lambert impone a se stesso e ai suoi familiari per aderire il più possibile ai valori tradizionali e conservatori che hanno costituito il fulcro della società americana del dopo-guerra. Il romanzo è avvincente, ricco di input, ora palesi ora più impliciti, a riflessioni psico-sociologiche, si fonda su un sapiente, ben riuscito mix di privato e pubblico, costituito quest'ultimo, da un Occidente capitalista, tecnologico, consumista, disumanizzato ed un Est antiquato e violento, non meno disumano. In queste realtà, entrambe imperfette, scricchiolano le effimere certezze private e si ingigantiscono le crisi individuali dei protagonisti, sempre inadeguati, che fingono un'apparente normalità con l'esterno. L'opera è suddivisa in cinque capitoli, uno per ogni membro della famiglia , più un capitolo finale dedicato al confronto definitivo tra i protagonisti ed un epilogo. Siamo in una cittadina del Midwest dove abitano i coniugi Enid, casalinga e madre di tre figli ormai grandi e Alfred, ingegnere in pensione, con la passione per la chimica, purtroppo ora affetto da Morbo di Parkinson e da demenza senile.
Enid ha un desiderio che pian piano diventa un’ossessione: vuole vedere radunata tutta la famiglia per trascorrere un ultimo Natale insieme, ma è molto difficile portare a compimento questo suo progetto. La donna dopo quarantotto anni di matrimonio vive le trasformazioni dei suoi sentimenti nei confronti del marito e cerca di applicare i suoi metodi educativi, le sue “correzioni” sui figli e sul coniuge, con prepotenza e dispotismo fino a che i figli, stanchi di quel vivere familiare tormentato, cercano disperatamente una loro identità fuori da quel nido opprimente. Gary è il più grande. Sposato e con tre figli, ha una moglie che sempre più, con i suoi atteggiamenti, sembra trascinarlo sull’orlo della depressione. Chip, il preferito di Alfred, dopo un periodo di successo come insegnante di comunicazione visiva, viene licenziato per la relazione con una sua allieva e versa in condizioni economiche disagiate vivendo relazioni difficili e sbagliate con diverse donne e cacciandosi in loschi affari economicamente remunerativi. Denise, la femmina, tanto desiderata dalla madre Enid che non è mai riuscita ad amarla veramente dopo la sua agognata nascita, è una chef di successo che non ha ben chiaro il suo orientamento sessuale, cosa che le farà perdere il posto da lei tanto ambito a causa delle sue ”relazioni pericolose” che esploderanno come una bomba.
Non è ben chiaro se l'intento dell'autore sia quello di beffeggiare l’immagine del maschio o se invece non nasconda un’ondata di misoginia, tanto che le donne da lui rappresentate sono manipolatrici, arriviste e infantili. Fatta eccezione per Denise, l’unico personaggio femminile verso il quale si riesce a provare un po’ di simpatia e che in qualche modo riesce a fare da collante in questa problematica famiglia dimostrando una capacità empatica che manca ai fratelli.
Romanzo dalla struttura apparentemente semplice, è in realtà complesso e strutturato in modo da mettere in luce una enorme varietà di tematiche, ognuna delle quali andrebbe approfondita e meditata attentamente e si avvale di uno stile accurato e ridondante eccessivamente prolisso, soggetto a frequenti cambi temporali che, anche se non difficoltosi da seguire, disturbano l’attenzione del lettore pur se funzionali ad ogni personaggio preso in esame.
Una feroce dissacrazione del modello perfetto di famiglia inserita all’interno della società borghese americana che tocca il vertice nelle interessantissime pagine dedicate alla malattia del padre e alla vecchiaia in generale e cala in un finale un po’ frettoloso rispetto alla mole descrittiva precedente che lascia il lettore con un gusto un po’ amaro in bocca.
Aggiornamento di febbraio 2015
DAVID GOLDER – IRENE NEMIROVSKY
Chapeau a madame Irene che a soli 26 anni scrisse questo romanzo con uno stile impeccabile, una scrittura limpida e graffiante....un grande talento nella descrizione delle caratteristiche di personaggi cinici, crudeli e disumani.
Analisi spietata e dolente della inutilità di una vita interamente spesa ad accumulare denaro. Una vita in cui principi e sentimenti vengono annullati dagli interessi materiali e le più abbiette meschinità sono un diritto conclamato.
David Golder è una macchina per fare soldi; e tale lo considerano le persone frivole e fasulle che lo circondano e vivono alle sue spalle. Un uomo incapace di cercare rispetto, felicità, una vita consumata alla ricerca della ricchezza, ma vuota di calore e certezze, un uomo strumentalizzato per produrre denaro.
Nessuno spiraglio di gioia, di felicità gratuita, ma tutto rapportato a misura di denaro di quello palpabile tra le dita, carta che si misura a suon di collane e di cigolò ebeti e parassiti senza arte e né parte.
Commento di Lucia componente del gdl
Chapeau a madame Irene che a soli 26 anni scrisse questo romanzo con uno stile impeccabile, una scrittura limpida e graffiante....un grande talento nella descrizione delle caratteristiche di personaggi cinici, crudeli e disumani.
Analisi spietata e dolente della inutilità di una vita interamente spesa ad accumulare denaro. Una vita in cui principi e sentimenti vengono annullati dagli interessi materiali e le più abbiette meschinità sono un diritto conclamato.
David Golder è una macchina per fare soldi; e tale lo considerano le persone frivole e fasulle che lo circondano e vivono alle sue spalle. Un uomo incapace di cercare rispetto, felicità, una vita consumata alla ricerca della ricchezza, ma vuota di calore e certezze, un uomo strumentalizzato per produrre denaro.
Nessuno spiraglio di gioia, di felicità gratuita, ma tutto rapportato a misura di denaro di quello palpabile tra le dita, carta che si misura a suon di collane e di cigolò ebeti e parassiti senza arte e né parte.
Commento di Lucia componente del gdl
Aggiornamento di gennaio 2015
LA SONATA A KREUTZER – LEV TOLSTOJ
Questo breve romanzo di Lev Tolstoj, pubblicato nel 1891 ha come tema la forza dirompente delle passioni, oltre a essere stato un vero fenomeno letterario in quel periodo è un capolavoro così poco tolstojano.
Cominciato a scrivere nel 1889, si dice sia nato da una scommessa fatta da Tolstòj e un gruppo di intellettuali che dopo aver ascoltato la "Sonata" di Beethoven dedicata a Kreutzer, vollero riportare l'impressione della musica nelle arti principali.
Ma ci fu anche qualcosa di biografico: nel 1895 arrivò a Jàsnaja Poljana (proprietà di Tolstòj) un grande musicista russo, Taneev, che suscitò la gelosia del romanziere, dovuta all'infatuazione che ebbe per lui la moglie Sof'ja.
Al momento della pubblicazione inoltre, il libro fu censurato dalle autorità russe, tanto da richiedere l'autorizzazione alla pubblicazione dello zar Alessandro III e della zarina Maria Fedorovna, entrambi estimatori del conte.
E’ un’opera singolare e controversa appartenente al secondo periodo della produzione letteraria del grande scrittore russo, quello successivo alla cosiddetta “conversione”: dopo un’intensa crisi spirituale, Tolstoj aveva vissuto una profonda trasformazione, che si era conclusa con l’abbandono della religione ortodossa in favore del cattolicesimo, cui aveva aderito con una modalità totalizzante, al limite del fanatismo, che lo aveva portato a rivedere molte delle sue convinzioni in merito alla morale e alla vita in generale e che ne aveva influenzato profondamente tutta la successiva produzione letteraria.
Atto d’accusa contro le istituzioni e l’ipocrisia di una vita familiare e sociale basata sull' inganno e la menzogna, “La sonata a Kreutzer” rappresenta l’esposizione delle teorie dell’ultimo Tolstoj in tema di unioni matrimoniali e passioni, ricamando teorie e punti di vista colmi di intenti moralistici e fortemente pervasi di principi religiosi sulla morale sessuale.
A prescindere dall'accondiscendenza del lettore a simili pensieri, oggi sorpassati e spinti all'eccesso, è innegabile il valore del testo.
Nella brevità della narrazione, Tolstoj mette a nudo un uomo solo e torturato da ricordi e pensieri ossessivi, un uomo che non cerca comprensione nel prossimo ma che esplode come fiume in piena, inanellando immagini della propria giovinezza, dell'età adulta, delle esperienze amorose e familiari.
Il protagonista della storia, che si qualifica subito come appartenente all’ agiata nobiltà del paese, durante un viaggio in treno racconta ad uno sconosciuto di aver ucciso sua moglie. Davanti allo sconcerto del viaggiatore, Pozdnysev ripercorre le tappe che in un crescendo drammatico e allucinato lo avevano condotto a diventare un omicida.
I primi capitoli del romanzo, sono una lunga e articolata riflessione sull’ ipocrisia della vita matrimoniale che non è altro che un mascheramento, un inganno, che nasconde la soddisfazione di un istinto animalesco che l’uomo dovrebbe dominare e respingere, consentendosi l’unione carnale solo a fini strettamente necessari alla procreazione.
" Ma guardatele, guardate quelle disgraziate disprezzate da tutti e poi le signore della più alta società : gli stessi abiti eleganti per metterlo in mostra, la stessa passione per le pietruzze ,per gli oggetti costosi e luccicanti, gli stessi modelli, gli stessi profumi, la stessa nudità di braccia, spalle, seni, e lo stesso modo di rigonfiare il s, gli stessi divertimenti, balli, musica, canzoni [...] Volendo darne una definizione precisa bisogna dire che le prostitute a breve termine sono di solito disprezzate, mentre quelle a lungo termine godono del rispetto generale."
Attraverso la condanna della bellezza, come forza corruttrice dell’integrità dell’animo umano, lo scrittore giunge a negare il valore delle arti: la poesia, la musica, sono generatrici di una sensualità ingannevole e illusoria che nel tempo disattende le promesse.
“Provate a domandare a un’esperta civetta, intenzionata a conquistare qualcuno, se preferisca rischiare di essere accusata, in presenza di quello che vuole sedurre, di falsità, crudeltà o anche dissolutezza, o di mostrarsi in un brutto abito mal cucito: tutte preferiranno la prima evenienza. Sanno bene che tutti noi mentiamo parlando degli elevati sentimenti, che tutti gli uomini hanno solo bisogno del corpo, e perciò perdoneranno ogni schifezza, ma non un abito malfatto, inadeguato e di cattivo gusto.”
La musica, con il suo pericoloso potere di suggestione, diviene la causa della follia di Pozdnysev; la sonata di Beethoven, in cui i due strumenti si armonizzano e si fondono è, per il protagonista, un esplicito richiamo al desiderio sensuale di unione tra i due esecutori: la giovane moglie e l’affascinante violinista Truchacevskij.
"La musica in genere è una cosa tremenda. Che cos'è ? Non lo capisco. Che cos'è la musica? Che cosa fa? Dicono che la musica elevi lo spirito [...] Non eleva, né umilia lo spirito, lo eccita, piuttosto."
Come poscritto, Tolstoj spiega infine in poche pagine il suo pensiero riguardo alla vicenda narrata, ed esprime la propria riprovazione sui costumi della sua epoca in cinque punti fondamentali : la necessità di domare i propri istinti e di conseguenza il valore morale dell’astinenza, la mancanza di fede tra i coniugi, la falsa convinzione che i figli siano un impiccio nella vita matrimoniale, la cattiva educazione dei figli, il dare importanza all’amore carnale e non a ben più validi e duraturi ideali. Rifacendosi infine al Vangelo di Cristo, Tolstoj propugna l’amore per il prossimo, ma un amore idealizzato (ama il prossimo tuo come te stesso), lontano da ogni tentazione mondana. Un messaggio lontano forse dalla nostra concezione della vita, ma che non può esimerci dal considerarlo come un invito ad astrarci dalla meschinità dei legami terreni per aspirare a valori più alti e puri.
Se le teorie espresse nel libro sul ruolo sociale della donna sono inevitabilmente ancorate al contesto storico-sociale in cui l’ autore è vissuto, l’ analisi dei sentimenti e dei rapporti uomo-donna è tragicamente attuale e ci colpisce con la forza della sua modernità.
Omicidi passionali, raptus, pulsioni distruttive, ossessioni morbose, amori malati, sbagliati, costellano tragicamente la cronaca dei nostri giorni, rendendo questo testo, che illustra il percorso di una drammatica perdita di consapevolezza che sfocia nell’ assassinio, incredibilmente attuale.
Questo breve romanzo di Lev Tolstoj, pubblicato nel 1891 ha come tema la forza dirompente delle passioni, oltre a essere stato un vero fenomeno letterario in quel periodo è un capolavoro così poco tolstojano.
Cominciato a scrivere nel 1889, si dice sia nato da una scommessa fatta da Tolstòj e un gruppo di intellettuali che dopo aver ascoltato la "Sonata" di Beethoven dedicata a Kreutzer, vollero riportare l'impressione della musica nelle arti principali.
Ma ci fu anche qualcosa di biografico: nel 1895 arrivò a Jàsnaja Poljana (proprietà di Tolstòj) un grande musicista russo, Taneev, che suscitò la gelosia del romanziere, dovuta all'infatuazione che ebbe per lui la moglie Sof'ja.
Al momento della pubblicazione inoltre, il libro fu censurato dalle autorità russe, tanto da richiedere l'autorizzazione alla pubblicazione dello zar Alessandro III e della zarina Maria Fedorovna, entrambi estimatori del conte.
E’ un’opera singolare e controversa appartenente al secondo periodo della produzione letteraria del grande scrittore russo, quello successivo alla cosiddetta “conversione”: dopo un’intensa crisi spirituale, Tolstoj aveva vissuto una profonda trasformazione, che si era conclusa con l’abbandono della religione ortodossa in favore del cattolicesimo, cui aveva aderito con una modalità totalizzante, al limite del fanatismo, che lo aveva portato a rivedere molte delle sue convinzioni in merito alla morale e alla vita in generale e che ne aveva influenzato profondamente tutta la successiva produzione letteraria.
Atto d’accusa contro le istituzioni e l’ipocrisia di una vita familiare e sociale basata sull' inganno e la menzogna, “La sonata a Kreutzer” rappresenta l’esposizione delle teorie dell’ultimo Tolstoj in tema di unioni matrimoniali e passioni, ricamando teorie e punti di vista colmi di intenti moralistici e fortemente pervasi di principi religiosi sulla morale sessuale.
A prescindere dall'accondiscendenza del lettore a simili pensieri, oggi sorpassati e spinti all'eccesso, è innegabile il valore del testo.
Nella brevità della narrazione, Tolstoj mette a nudo un uomo solo e torturato da ricordi e pensieri ossessivi, un uomo che non cerca comprensione nel prossimo ma che esplode come fiume in piena, inanellando immagini della propria giovinezza, dell'età adulta, delle esperienze amorose e familiari.
Il protagonista della storia, che si qualifica subito come appartenente all’ agiata nobiltà del paese, durante un viaggio in treno racconta ad uno sconosciuto di aver ucciso sua moglie. Davanti allo sconcerto del viaggiatore, Pozdnysev ripercorre le tappe che in un crescendo drammatico e allucinato lo avevano condotto a diventare un omicida.
I primi capitoli del romanzo, sono una lunga e articolata riflessione sull’ ipocrisia della vita matrimoniale che non è altro che un mascheramento, un inganno, che nasconde la soddisfazione di un istinto animalesco che l’uomo dovrebbe dominare e respingere, consentendosi l’unione carnale solo a fini strettamente necessari alla procreazione.
" Ma guardatele, guardate quelle disgraziate disprezzate da tutti e poi le signore della più alta società : gli stessi abiti eleganti per metterlo in mostra, la stessa passione per le pietruzze ,per gli oggetti costosi e luccicanti, gli stessi modelli, gli stessi profumi, la stessa nudità di braccia, spalle, seni, e lo stesso modo di rigonfiare il s, gli stessi divertimenti, balli, musica, canzoni [...] Volendo darne una definizione precisa bisogna dire che le prostitute a breve termine sono di solito disprezzate, mentre quelle a lungo termine godono del rispetto generale."
Attraverso la condanna della bellezza, come forza corruttrice dell’integrità dell’animo umano, lo scrittore giunge a negare il valore delle arti: la poesia, la musica, sono generatrici di una sensualità ingannevole e illusoria che nel tempo disattende le promesse.
“Provate a domandare a un’esperta civetta, intenzionata a conquistare qualcuno, se preferisca rischiare di essere accusata, in presenza di quello che vuole sedurre, di falsità, crudeltà o anche dissolutezza, o di mostrarsi in un brutto abito mal cucito: tutte preferiranno la prima evenienza. Sanno bene che tutti noi mentiamo parlando degli elevati sentimenti, che tutti gli uomini hanno solo bisogno del corpo, e perciò perdoneranno ogni schifezza, ma non un abito malfatto, inadeguato e di cattivo gusto.”
La musica, con il suo pericoloso potere di suggestione, diviene la causa della follia di Pozdnysev; la sonata di Beethoven, in cui i due strumenti si armonizzano e si fondono è, per il protagonista, un esplicito richiamo al desiderio sensuale di unione tra i due esecutori: la giovane moglie e l’affascinante violinista Truchacevskij.
"La musica in genere è una cosa tremenda. Che cos'è ? Non lo capisco. Che cos'è la musica? Che cosa fa? Dicono che la musica elevi lo spirito [...] Non eleva, né umilia lo spirito, lo eccita, piuttosto."
Come poscritto, Tolstoj spiega infine in poche pagine il suo pensiero riguardo alla vicenda narrata, ed esprime la propria riprovazione sui costumi della sua epoca in cinque punti fondamentali : la necessità di domare i propri istinti e di conseguenza il valore morale dell’astinenza, la mancanza di fede tra i coniugi, la falsa convinzione che i figli siano un impiccio nella vita matrimoniale, la cattiva educazione dei figli, il dare importanza all’amore carnale e non a ben più validi e duraturi ideali. Rifacendosi infine al Vangelo di Cristo, Tolstoj propugna l’amore per il prossimo, ma un amore idealizzato (ama il prossimo tuo come te stesso), lontano da ogni tentazione mondana. Un messaggio lontano forse dalla nostra concezione della vita, ma che non può esimerci dal considerarlo come un invito ad astrarci dalla meschinità dei legami terreni per aspirare a valori più alti e puri.
Se le teorie espresse nel libro sul ruolo sociale della donna sono inevitabilmente ancorate al contesto storico-sociale in cui l’ autore è vissuto, l’ analisi dei sentimenti e dei rapporti uomo-donna è tragicamente attuale e ci colpisce con la forza della sua modernità.
Omicidi passionali, raptus, pulsioni distruttive, ossessioni morbose, amori malati, sbagliati, costellano tragicamente la cronaca dei nostri giorni, rendendo questo testo, che illustra il percorso di una drammatica perdita di consapevolezza che sfocia nell’ assassinio, incredibilmente attuale.
lunedì 16 febbraio 2015
Aggiornamento di dicembre 2014
OCCHI DI TEMPESTA – Joyce Caroll Oates
In occhi di tempesta, JCO affronta il tema narrativo dell’adolescenza : protagonista del racconto è la quindicenne Francesca (Franky) , che assiste al progressivo deteriorarsi dei rapporti tra i genitori. Francesca adora suo padre, l’affascinante, famosissimo commentatore sportivo Reid Pierson, e sceglierà di stare dalla sua parte nel braccio di ferro che lo vede contrapposto alla moglie Krista. A un certo punto, però, Krista scompare. E Franky “Occhi di tempesta” capirà cosa è meglio fare…
JCO in questo romanzo, riesce perfettamente a instillare un disagio profondo nel lettore: la narrazione è carica di un sottile, gelido senso di minaccia incombente. Man mano che gli avvenimenti si susseguono la smagliante facciata della famiglia Pierson si sgretola e ne emerge una storia di ossessione familiare, di violenza domestica: dietro il favoloso sogno americano fatto di ville d’autore e ricevimenti si avverte il grande bluff dell’american way of life, dove anche un beniamino del pubblico sportivo può venir stritolato dal feroce meccanismo dei media che trasformano la tragedia in spettacolo.
La prosa della Oates è minimalista, riesce a rendere il mondo delle emozioni e dei sentimenti che i suoi protagonisti vivono senza cadere nelle trappole della banalità e del sentimentalismo. Il delitto in sé è un fatto quasi marginale: perché quello che in realtà interessa alla scrittrice è il meccanismo della crudeltà e le conseguenze che questa genera, e la crudeltà si avverte non come la deflagrazione di un colpo di pistola ma piuttosto come una sottile lama gelida di disagio che turba il lettore e nello stesso tempo ne rimane affascinato
Un capolavoro da una grande scrittrice del nostro tempo, un romanzo sulla forza dirompente dell’adolescenza, una cronaca familiare che mette in evidenza i difetti della società americana.
Il prossimo appuntamento è per il 24 febbraio con il romanzo di Tolstoj “La sonata a Kreutzer”
Commento di Lucia Moraschini componente gdl
In occhi di tempesta, JCO affronta il tema narrativo dell’adolescenza : protagonista del racconto è la quindicenne Francesca (Franky) , che assiste al progressivo deteriorarsi dei rapporti tra i genitori. Francesca adora suo padre, l’affascinante, famosissimo commentatore sportivo Reid Pierson, e sceglierà di stare dalla sua parte nel braccio di ferro che lo vede contrapposto alla moglie Krista. A un certo punto, però, Krista scompare. E Franky “Occhi di tempesta” capirà cosa è meglio fare…
JCO in questo romanzo, riesce perfettamente a instillare un disagio profondo nel lettore: la narrazione è carica di un sottile, gelido senso di minaccia incombente. Man mano che gli avvenimenti si susseguono la smagliante facciata della famiglia Pierson si sgretola e ne emerge una storia di ossessione familiare, di violenza domestica: dietro il favoloso sogno americano fatto di ville d’autore e ricevimenti si avverte il grande bluff dell’american way of life, dove anche un beniamino del pubblico sportivo può venir stritolato dal feroce meccanismo dei media che trasformano la tragedia in spettacolo.
La prosa della Oates è minimalista, riesce a rendere il mondo delle emozioni e dei sentimenti che i suoi protagonisti vivono senza cadere nelle trappole della banalità e del sentimentalismo. Il delitto in sé è un fatto quasi marginale: perché quello che in realtà interessa alla scrittrice è il meccanismo della crudeltà e le conseguenze che questa genera, e la crudeltà si avverte non come la deflagrazione di un colpo di pistola ma piuttosto come una sottile lama gelida di disagio che turba il lettore e nello stesso tempo ne rimane affascinato
Un capolavoro da una grande scrittrice del nostro tempo, un romanzo sulla forza dirompente dell’adolescenza, una cronaca familiare che mette in evidenza i difetti della società americana.
Il prossimo appuntamento è per il 24 febbraio con il romanzo di Tolstoj “La sonata a Kreutzer”
Commento di Lucia Moraschini componente gdl
Aggiornamento di novembre 2014
Espiazione – Ian McEwan
Un libro scritto magistralmente, un romanzo-saggio o saggio-romanzo sulla funzione dell’arte e, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea: un’idea geniale quella di far vedere allo spettatore la scena da diverse angolazioni, : riesce a far calare il lettore ancor di più dentro il libro.
Un romanzo ben dettagliato non solo nelle descrizioni fisiche ma anche in quelle psico-spirituali.
L’ultimo capitolo del romanzo sconvolge e rielabora il senso dello stesso, in quanto da una descrizione impersonale affidata alla terza persona, in assenza di un narratore-personaggio, si passa ad una narrazione in prima persona: è la protagonista principale Briony, divenuta scrittrice di successo, ormai giunta alla fine della sua vita, che racconta il suo ritorno alla vecchia casa di campagna, trasformata in albergo, per festeggiare con la sua famiglia, il suo settantottesimo compleanno.
Due sono i punti significativi di quest’ultimo capitolo. Il primo riguarda l’affermazione di Briony di avere più volte cambiato la versione della sorte della sorella Cecilia e del fidanzato Robbie. Nell’ultima stesura li ha voluti insieme riuniti e felici, mentre precedentemente aveva scelto una fine più tragica. In questo Briony, come artista, rivendica a sé il diritto, quasi divino, di poter decidere della vita e della morte dei suoi personaggi.
Il secondo riguarda la decisione di concludere la storia là dove era cominciata, nello stesso luogo, secondo una tradizione che spesso il romanzo inglese ha rispettato. Come a chiudere un cerchio. Del resto il cerchio è la figura perfetta.
Un libro scritto magistralmente, un romanzo-saggio o saggio-romanzo sulla funzione dell’arte e, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea: un’idea geniale quella di far vedere allo spettatore la scena da diverse angolazioni, : riesce a far calare il lettore ancor di più dentro il libro.
Un romanzo ben dettagliato non solo nelle descrizioni fisiche ma anche in quelle psico-spirituali.
L’ultimo capitolo del romanzo sconvolge e rielabora il senso dello stesso, in quanto da una descrizione impersonale affidata alla terza persona, in assenza di un narratore-personaggio, si passa ad una narrazione in prima persona: è la protagonista principale Briony, divenuta scrittrice di successo, ormai giunta alla fine della sua vita, che racconta il suo ritorno alla vecchia casa di campagna, trasformata in albergo, per festeggiare con la sua famiglia, il suo settantottesimo compleanno.
Due sono i punti significativi di quest’ultimo capitolo. Il primo riguarda l’affermazione di Briony di avere più volte cambiato la versione della sorte della sorella Cecilia e del fidanzato Robbie. Nell’ultima stesura li ha voluti insieme riuniti e felici, mentre precedentemente aveva scelto una fine più tragica. In questo Briony, come artista, rivendica a sé il diritto, quasi divino, di poter decidere della vita e della morte dei suoi personaggi.
Il secondo riguarda la decisione di concludere la storia là dove era cominciata, nello stesso luogo, secondo una tradizione che spesso il romanzo inglese ha rispettato. Come a chiudere un cerchio. Del resto il cerchio è la figura perfetta.
Aggiornamento di ottobre 2014
Il villaggio di Stepancikovo – F. Dostoevskij
Leggendo questo libro il lettore ha la costante sensazione, come Sergej Aleksandrovic, la voce narrante, di esser finito in un manicomio. A Stepancikovo tutto va, infatti, al rovescio di come dovrebbe, tanto che a far da padrone di casa è un buffone e non il padrone stesso, ma anche il resto degli abitanti non scherza in quanto a stravaganze. Una zitella sventata, un paio di improbabili corteggiatori, un servo alla disperata ricerca di un cognome accettabile, una vecchia il cui merito più grande è quello di essere una generalessa ed un cerchio di dame la cui unica funzione è quella di essere inopportune, questi sono una parte degli strampalati abitanti di questa casa. Ma su tutti dominano due figure antitetiche: il padrone di casa Egor Il’ic Rostanev, il cui unico grosso difetto è quello di essere troppo buono, al punto di sentirsi sempre in colpa per qualcosa, e responsabile per gli sbagli altrui; e Foma Fomic, il buffone, l’uomo borioso, che senza alcun merito o qualità inaspettatamente riesce a tenere in soggezione tutti.
L’intento di Dostoevskij è quello di rappresentare alcuni “caratteri” russi, mettendone in evidenza i pregi, difetti e le bassezze, ma a differenza di altri autori per far questo non usa i caratteri pungenti della satira, quanto piuttosto quelli leggeri ed esilaranti della commedia, per cui il lettore invece di abbandonarsi a dei sorrisi agro-dolci si abbandona a delle risate piene. Credo che nessun romanzo m’abbia mai fatto odiare un personaggio come “il villaggio” è riuscito a fare con Foma Fomic. La maestria di Dostoevsky è evidente … il finale non mi è piaciuto.
Commento di Lucia Morasachini componente gdl
Leggendo questo libro il lettore ha la costante sensazione, come Sergej Aleksandrovic, la voce narrante, di esser finito in un manicomio. A Stepancikovo tutto va, infatti, al rovescio di come dovrebbe, tanto che a far da padrone di casa è un buffone e non il padrone stesso, ma anche il resto degli abitanti non scherza in quanto a stravaganze. Una zitella sventata, un paio di improbabili corteggiatori, un servo alla disperata ricerca di un cognome accettabile, una vecchia il cui merito più grande è quello di essere una generalessa ed un cerchio di dame la cui unica funzione è quella di essere inopportune, questi sono una parte degli strampalati abitanti di questa casa. Ma su tutti dominano due figure antitetiche: il padrone di casa Egor Il’ic Rostanev, il cui unico grosso difetto è quello di essere troppo buono, al punto di sentirsi sempre in colpa per qualcosa, e responsabile per gli sbagli altrui; e Foma Fomic, il buffone, l’uomo borioso, che senza alcun merito o qualità inaspettatamente riesce a tenere in soggezione tutti.
L’intento di Dostoevskij è quello di rappresentare alcuni “caratteri” russi, mettendone in evidenza i pregi, difetti e le bassezze, ma a differenza di altri autori per far questo non usa i caratteri pungenti della satira, quanto piuttosto quelli leggeri ed esilaranti della commedia, per cui il lettore invece di abbandonarsi a dei sorrisi agro-dolci si abbandona a delle risate piene. Credo che nessun romanzo m’abbia mai fatto odiare un personaggio come “il villaggio” è riuscito a fare con Foma Fomic. La maestria di Dostoevsky è evidente … il finale non mi è piaciuto.
Commento di Lucia Morasachini componente gdl
giovedì 13 novembre 2014
Aggiornamento di ottobre 2014
Il piccolo amico – Donna Tartt
"Il piccolo amico" di Donna Tartt è un libro lungo, che procede lento, pieno di particolari, di personaggi e di storie minori che si intrecciano.
La potenza di questo romanzo sta nel fatto che Donna Tartt, oltre a scrivere divinamente, è anche dotata di un'efficacia non comune nel creare personaggi tridimensionali, pieni di sfumature, e proprio per questo veri, credibili e impossibili da dimenticare.
Gli adulti ne escono male: tutti, anche quelli "buoni", hanno delle zone d'ombra, delle sacche di veleno (come quelle dei serpenti che Harriet e Hely vogliono utilizzare per il loro piano). E a farne le spese sono appunto i bambini, su cui vengono riversati dolori e frustrazioni che spianano loro la strada per diventare adulti "avvelenati" come chi li ha cresciuti.
Leggendo “il piccolo amico” ci si rende conto che non è così importante scoprire l'identità dell'assassino di Robin, proprio perché non si sta leggendo un giallo ma un qualcosa di diverso, di più complesso e interessante.
L’autrice è originaria del Mississippi, classe '63, in un'intervista ha citato come libri della sua infanzia gli stessi che fa leggere ad Harriet e, se servisse un'ulteriore prova che in questo personaggio ha messo molto della sé bambina, ha disegnato la giovane protagonista bruna (gli altri due fratelli invece sono rossi) e col taglio a caschetto che lei stessa porta.
Questo romanzo non ha ottenuto lo stesso successo di “Dio di illusioni” ma bisogna considerare che si tratta di una narrazione molto più ampia e complessa, meno mainstream, con numerosi rimandi a un'infanzia mitica, dolorosa e lontana. E per certi versi collettiva. Non si può fare a meno di provare un sentimento ambiguo verso quel tempo, né una profonda malinconia.
Barthleby lo srivano - Melville
Ah, mio caro Melville! Quale incantesimo hai usato per conquistarmi così? Non solo sai scrivere tomi giganti-pesanti-baroccheggianti, ma persino brevi racconti dipinti con spennellatine da impressionista. Eppure, quanto significato in quel I would prefer not
La mesta cocciutaggine di Bartleby nel rifiutarsi di eseguire qualsiasi richiesta (e in definitiva di uniformarsi al normale modo di vivere) con il suo mite "avrei preferenza di no" (che poi è un no e basta) risulta assolutamente disarmante, e paradossalmente, lungi dall'esasperare o spazientire chi gli sta intorno, finisce per rafforzarne la curiosità e la compassione.
In definitiva, non fa che aumentare il suo mistero.
Di Bartleby sono state date tante interpretazioni, lo si è assunto talvolta come simbolo (anche se non so di cosa esattamente).
Per me il personaggio rimane un mistero non meno che per il suo datore di lavoro, che rassegnato ce ne narra la storia: uno di quei misteri paradossali che continuano a stimolare l'immaginazione nonostante l'assoluta penuria di indizi.
Però se Melville mi visitasse in sogno offrendomi la soluzione di Bartleby, penso che anche io risponderei "avrei preferenza di no".
"Il piccolo amico" di Donna Tartt è un libro lungo, che procede lento, pieno di particolari, di personaggi e di storie minori che si intrecciano.
La potenza di questo romanzo sta nel fatto che Donna Tartt, oltre a scrivere divinamente, è anche dotata di un'efficacia non comune nel creare personaggi tridimensionali, pieni di sfumature, e proprio per questo veri, credibili e impossibili da dimenticare.
Gli adulti ne escono male: tutti, anche quelli "buoni", hanno delle zone d'ombra, delle sacche di veleno (come quelle dei serpenti che Harriet e Hely vogliono utilizzare per il loro piano). E a farne le spese sono appunto i bambini, su cui vengono riversati dolori e frustrazioni che spianano loro la strada per diventare adulti "avvelenati" come chi li ha cresciuti.
Leggendo “il piccolo amico” ci si rende conto che non è così importante scoprire l'identità dell'assassino di Robin, proprio perché non si sta leggendo un giallo ma un qualcosa di diverso, di più complesso e interessante.
L’autrice è originaria del Mississippi, classe '63, in un'intervista ha citato come libri della sua infanzia gli stessi che fa leggere ad Harriet e, se servisse un'ulteriore prova che in questo personaggio ha messo molto della sé bambina, ha disegnato la giovane protagonista bruna (gli altri due fratelli invece sono rossi) e col taglio a caschetto che lei stessa porta.
Questo romanzo non ha ottenuto lo stesso successo di “Dio di illusioni” ma bisogna considerare che si tratta di una narrazione molto più ampia e complessa, meno mainstream, con numerosi rimandi a un'infanzia mitica, dolorosa e lontana. E per certi versi collettiva. Non si può fare a meno di provare un sentimento ambiguo verso quel tempo, né una profonda malinconia.
Barthleby lo srivano - Melville
Ah, mio caro Melville! Quale incantesimo hai usato per conquistarmi così? Non solo sai scrivere tomi giganti-pesanti-baroccheggianti, ma persino brevi racconti dipinti con spennellatine da impressionista. Eppure, quanto significato in quel I would prefer not
La mesta cocciutaggine di Bartleby nel rifiutarsi di eseguire qualsiasi richiesta (e in definitiva di uniformarsi al normale modo di vivere) con il suo mite "avrei preferenza di no" (che poi è un no e basta) risulta assolutamente disarmante, e paradossalmente, lungi dall'esasperare o spazientire chi gli sta intorno, finisce per rafforzarne la curiosità e la compassione.
In definitiva, non fa che aumentare il suo mistero.
Di Bartleby sono state date tante interpretazioni, lo si è assunto talvolta come simbolo (anche se non so di cosa esattamente).
Per me il personaggio rimane un mistero non meno che per il suo datore di lavoro, che rassegnato ce ne narra la storia: uno di quei misteri paradossali che continuano a stimolare l'immaginazione nonostante l'assoluta penuria di indizi.
Però se Melville mi visitasse in sogno offrendomi la soluzione di Bartleby, penso che anche io risponderei "avrei preferenza di no".
Aggiornamento di luglio 2014
Mercoledì 2 luglio 2014
IL BUIO OLTRE LA SIEPE – HARPER LEE
La prima parte del romanzo narra la vita dei piccoli centri americani del Sud e ti fa pensare ad un ambiente claustrofobico e limitato, ma nella realtà non è così, lo è solo nell’immaginario dei bambini protagonisti della storia perché sono liberi di scorazzare da una casa all’altra rimanendo sempre a portata di voce di Calpurnia , la domestica di colore.
Nella seconda parte del romanzo si entra nel pieno della narrazione. Atticus, il padre avvocato deve difendere Tom Robinson un nero accusato di violenza sessuale e questo crea malcontento generale con l’accusa di essere un “filonegro”.
La Lee condisce il suo racconto con i propri ricordi d’infanzia, con il meraviglioso ritratto che la giovane protagonista (che narra in prima persona) del padre ideale Atticus Finch, piccolo avvocato di provincia che rivestirà il ruolo dell’ “eroe qualunque” americano, giusto per amore di giustizia, retto per amore di rettitudine, votato alla sconfitta ma non per questo restio a compiere il proprio dovere sapendo a priori quanto impopolare lo renderà nella propria stessa comunità, indugiando poi sulla grettezza della popolazione tra cui vive, del razzismo e del meschino pregiudizio tipici delle piccole comunità degli Stati del Sud. Ma sempre con la convinzione che dietro alle masse, e i loro comportamenti anche più stupidi, ignoranti e rozzi vi siano, nei singoli individui che le compongono, sempre esseri umani in possesso di quelle qualità che è il gruppo sociale a riuscire a soffocare.
Scout uscirà trasformata e maturata da questa esperienza giovanile, avendo compreso e condiviso tutte le ragioni del padre. Noi lettori chiuderemo malvolentieri le pagine di questo piccolo capolavoro, nelle quali ci siamo sentiti trasportare condividendo la sconfitta di Atticus e soffrendo per la condanna scontata dal negro innocente da lui difeso in giudizio, consci che senza di lui e la sua lezione di vita e di stile probabilmente non sarebbe mai venuta fuori, anche nell’America contadina e più retrograda, una nuova generazione capace di fare della tolleranza, dell’antirazzismo, del dialogo, la loro bandiera, lottando contro l’onnipresente “paura del diverso”.
Commenti e riflessioni di Lucia componente Gdl
Prossimo appuntamento 24 settembre 2014
IL BUIO OLTRE LA SIEPE – HARPER LEE
La prima parte del romanzo narra la vita dei piccoli centri americani del Sud e ti fa pensare ad un ambiente claustrofobico e limitato, ma nella realtà non è così, lo è solo nell’immaginario dei bambini protagonisti della storia perché sono liberi di scorazzare da una casa all’altra rimanendo sempre a portata di voce di Calpurnia , la domestica di colore.
Nella seconda parte del romanzo si entra nel pieno della narrazione. Atticus, il padre avvocato deve difendere Tom Robinson un nero accusato di violenza sessuale e questo crea malcontento generale con l’accusa di essere un “filonegro”.
La Lee condisce il suo racconto con i propri ricordi d’infanzia, con il meraviglioso ritratto che la giovane protagonista (che narra in prima persona) del padre ideale Atticus Finch, piccolo avvocato di provincia che rivestirà il ruolo dell’ “eroe qualunque” americano, giusto per amore di giustizia, retto per amore di rettitudine, votato alla sconfitta ma non per questo restio a compiere il proprio dovere sapendo a priori quanto impopolare lo renderà nella propria stessa comunità, indugiando poi sulla grettezza della popolazione tra cui vive, del razzismo e del meschino pregiudizio tipici delle piccole comunità degli Stati del Sud. Ma sempre con la convinzione che dietro alle masse, e i loro comportamenti anche più stupidi, ignoranti e rozzi vi siano, nei singoli individui che le compongono, sempre esseri umani in possesso di quelle qualità che è il gruppo sociale a riuscire a soffocare.
Scout uscirà trasformata e maturata da questa esperienza giovanile, avendo compreso e condiviso tutte le ragioni del padre. Noi lettori chiuderemo malvolentieri le pagine di questo piccolo capolavoro, nelle quali ci siamo sentiti trasportare condividendo la sconfitta di Atticus e soffrendo per la condanna scontata dal negro innocente da lui difeso in giudizio, consci che senza di lui e la sua lezione di vita e di stile probabilmente non sarebbe mai venuta fuori, anche nell’America contadina e più retrograda, una nuova generazione capace di fare della tolleranza, dell’antirazzismo, del dialogo, la loro bandiera, lottando contro l’onnipresente “paura del diverso”.
Commenti e riflessioni di Lucia componente Gdl
Prossimo appuntamento 24 settembre 2014
Aggiornamento di giugno 2014
"Quando l’umanità andrà a spasso tra le stelle, nessuno ricorderà più quel pianeta lontano, quel barbaro asilo infantile dove abbiamo combattuto così tante misere battaglie, pubbliche e private, per conquistare una tazza di cioccolata, ma anche allora sarà impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto nella vita degli altri".
La Porta è il titolo del romanzo che abbiamo letto nel mese di maggio e commentato il 4 giugno, scritto dall’autrice ungherese Magda Szabò racconta del rapporto conflittuale tra due persone (Emerenc e Magda) che sono una all’opposto dell’altra.
Il personaggio principale è senza dubbio Emerenc, donna delle pulizie e lavoratrice infaticabile. Si prenderà cura della famiglia della scrittrice per oltre 20 anni, decidendo cosa fare o non fare e quando o come farlo. Le sue idee sono ben precise e sono dettate dalla sua lunga e dolorosa esperienza di vita. La sua storia emerge man mano che il libro procede e ci si rende conto che la sua vita è stata segnata da esperienze che hanno lasciato ferite profonde e indelebili. “La porta” è una metafora, un simbolo della chiusura al mondo che le persone con un passato difficile erigono : una porta che nessuno può o deve valicare, dove conservare il proprio dolore e nascondere la propria fragilità.
Solo a chi è capace di aspettare e dimostrare un profondo rispetto Emerenc offrirà, a modo suo, la sua amicizia, la sua dedizione come nel caso di Magda, la scrittrice.
Magda scoprirà nella relazione con questa donna i valori dell’amicizia e dell’amore . “Oggi – dice la scrittrice – ho capito una cosa, che allora ancora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto dell’altro”.
Magda, la voce narrante...
Una scrittrice colta, impegnata, emarginata per lungo tempo dal regime ungherese, che ha fatto delle parole il suo mondo, della ritualità la sua sicurezza.
Una donna capace di visualizzare pagine e pagine di parole per i suoi libri, ma mancante di senso pratico, di forza per affrontare gli impegni quotidiani.
Si confronta con Emerenc ….
Lei, non ha mai letto un libro, non sono state le parole ma la tragicità degli eventi che ha dovuto affrontare a forgiare il suo modo di pensare e di amare, rendendolo duro e cristallino allo stesso tempo.
La sua forza sono le sue braccia, il suo fisico instancabile, ai limiti della comprensione umana....
Lei, uno scoglio solitario in mezzo al mare su cui si infrangono le onde degli avvenimenti.
Il suo modo di vedere le cose, duro ed altruista allo stesso tempo, la fa diventare quasi una figura mitologica inattaccabile e per questo chi le è vicino le riconosce il diritto di costruirsi un mondo con regole solamente sue e di celare piccoli e grandi segreti dietro il portone della sua dimora.
Una intimità gelosamente nascosta al mondo esterno.
Ma non è solo la storia di una porta di legno da varcare… o abbattere.
La bellezza del romanzo è stata di riuscire a far intravedere tante porte fondamentali ma invisibili agli occhi...quelle che si frappongono tra i rapporti umani delle persone.
Porte che possiamo scegliere di aprire o tenere chiuse...
commentato da Lucia componente GDL
Il prossimo appuntamento è per il 2 luglio 2014 con il romanzo “Il Buio oltre la siepe” di Harper Lee
La Porta è il titolo del romanzo che abbiamo letto nel mese di maggio e commentato il 4 giugno, scritto dall’autrice ungherese Magda Szabò racconta del rapporto conflittuale tra due persone (Emerenc e Magda) che sono una all’opposto dell’altra.
Il personaggio principale è senza dubbio Emerenc, donna delle pulizie e lavoratrice infaticabile. Si prenderà cura della famiglia della scrittrice per oltre 20 anni, decidendo cosa fare o non fare e quando o come farlo. Le sue idee sono ben precise e sono dettate dalla sua lunga e dolorosa esperienza di vita. La sua storia emerge man mano che il libro procede e ci si rende conto che la sua vita è stata segnata da esperienze che hanno lasciato ferite profonde e indelebili. “La porta” è una metafora, un simbolo della chiusura al mondo che le persone con un passato difficile erigono : una porta che nessuno può o deve valicare, dove conservare il proprio dolore e nascondere la propria fragilità.
Solo a chi è capace di aspettare e dimostrare un profondo rispetto Emerenc offrirà, a modo suo, la sua amicizia, la sua dedizione come nel caso di Magda, la scrittrice.
Magda scoprirà nella relazione con questa donna i valori dell’amicizia e dell’amore . “Oggi – dice la scrittrice – ho capito una cosa, che allora ancora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto dell’altro”.
Magda, la voce narrante...
Una scrittrice colta, impegnata, emarginata per lungo tempo dal regime ungherese, che ha fatto delle parole il suo mondo, della ritualità la sua sicurezza.
Una donna capace di visualizzare pagine e pagine di parole per i suoi libri, ma mancante di senso pratico, di forza per affrontare gli impegni quotidiani.
Si confronta con Emerenc ….
Lei, non ha mai letto un libro, non sono state le parole ma la tragicità degli eventi che ha dovuto affrontare a forgiare il suo modo di pensare e di amare, rendendolo duro e cristallino allo stesso tempo.
La sua forza sono le sue braccia, il suo fisico instancabile, ai limiti della comprensione umana....
Lei, uno scoglio solitario in mezzo al mare su cui si infrangono le onde degli avvenimenti.
Il suo modo di vedere le cose, duro ed altruista allo stesso tempo, la fa diventare quasi una figura mitologica inattaccabile e per questo chi le è vicino le riconosce il diritto di costruirsi un mondo con regole solamente sue e di celare piccoli e grandi segreti dietro il portone della sua dimora.
Una intimità gelosamente nascosta al mondo esterno.
Ma non è solo la storia di una porta di legno da varcare… o abbattere.
La bellezza del romanzo è stata di riuscire a far intravedere tante porte fondamentali ma invisibili agli occhi...quelle che si frappongono tra i rapporti umani delle persone.
Porte che possiamo scegliere di aprire o tenere chiuse...
commentato da Lucia componente GDL
Il prossimo appuntamento è per il 2 luglio 2014 con il romanzo “Il Buio oltre la siepe” di Harper Lee
mercoledì 28 maggio 2014
Aggiornamento di maggio 2014
MERCOLEDI 7 MAGGIO 2014
Nella storia della letteratura il romanzo “la coscienza di Zeno” viene considerato il più rappresentativo della tendenza novecentesca dei romanzi d’analisi, ha segnato un autentico superamento narrativo, morale, psicologico, perché apre la storia del romanzo moderno.
Pubblicato nel 1923, ispirato alla psicanalisi di Freud, non è uno di quei libri che si leggono d’un fiato, ma, con il suo ritmo lento ravvivato talvolta da un’ironia sotterranea coinvolge il lettore che sappia essere non frettoloso e abbia voglia di immergersi in un mondo molto lontano dal presente per quanto riguarda le consuetudini o gli aspetti esteriori eppure così moderno nei suoi risvolti psicologici, una modernità che raggiunge il punto più alto nelle ultime due, meravigliose pagine in cui Zeno, di fronte al contrasto tra le miserie della guerra e le proprie personali fortune, si lascia andare a parole di devastante e profetico pessimismo. Si tratta di una conclusione che varrebbe da sola il tempo passato a leggere un libro in cui la riflessione e l’introspezione psicologica sono del tutto predominanti mentre gli avvenimenti, tutti di normale vita quotidiana, impiegano pagine per dispiegarsi, regalando al romanzo un ritmo quasi ipnotico accentuato dalla scarsa presenza dei dialoghi che, anzi, vengono spesso narrati dal protagonista evitando l’uso del discorso diretto.
La storia è abbastanza semplice anche se si percepisce dal principio la dissoluzione sistematica del personaggio; ma non per questo è un romanzo frammentario. È vero che manca di una trama unitaria ed organica, infatti è suddiviso in varie parti staccate tra loro. Eppure è un romanzo unitario, perché dalla prima all'ultima parola è un'introspezione fondata sulla consapevolezza delle ragioni vere della nostra esistenza.
Nel romanzo spicca la condanna della società che ha alienato l'uomo con la produzione tecnica e scientifica, con l'industrializzazione e con le mistificazioni; in questo senso Svevo è demistificatore degli inganni della società borghese d'inizio Novecento senza però giungere a conclusioni ed alternative sul piano storico-sociale.
È al contempo romanzo ironico perchè nella descrizione dell'uomo mediocre e malato che accetta la precarietà della vita, riesce a tollerarla con saggezza e così, trova nell'ironia l'unica sua salvezza possibile.
Commenti e riflessioni di Lucio componente de gdl
Il prossimo appuntamento è per mercoledì 4 giugno con il romanzo di Magda Szabò “La Porta”
Nella storia della letteratura il romanzo “la coscienza di Zeno” viene considerato il più rappresentativo della tendenza novecentesca dei romanzi d’analisi, ha segnato un autentico superamento narrativo, morale, psicologico, perché apre la storia del romanzo moderno.
Pubblicato nel 1923, ispirato alla psicanalisi di Freud, non è uno di quei libri che si leggono d’un fiato, ma, con il suo ritmo lento ravvivato talvolta da un’ironia sotterranea coinvolge il lettore che sappia essere non frettoloso e abbia voglia di immergersi in un mondo molto lontano dal presente per quanto riguarda le consuetudini o gli aspetti esteriori eppure così moderno nei suoi risvolti psicologici, una modernità che raggiunge il punto più alto nelle ultime due, meravigliose pagine in cui Zeno, di fronte al contrasto tra le miserie della guerra e le proprie personali fortune, si lascia andare a parole di devastante e profetico pessimismo. Si tratta di una conclusione che varrebbe da sola il tempo passato a leggere un libro in cui la riflessione e l’introspezione psicologica sono del tutto predominanti mentre gli avvenimenti, tutti di normale vita quotidiana, impiegano pagine per dispiegarsi, regalando al romanzo un ritmo quasi ipnotico accentuato dalla scarsa presenza dei dialoghi che, anzi, vengono spesso narrati dal protagonista evitando l’uso del discorso diretto.
La storia è abbastanza semplice anche se si percepisce dal principio la dissoluzione sistematica del personaggio; ma non per questo è un romanzo frammentario. È vero che manca di una trama unitaria ed organica, infatti è suddiviso in varie parti staccate tra loro. Eppure è un romanzo unitario, perché dalla prima all'ultima parola è un'introspezione fondata sulla consapevolezza delle ragioni vere della nostra esistenza.
Nel romanzo spicca la condanna della società che ha alienato l'uomo con la produzione tecnica e scientifica, con l'industrializzazione e con le mistificazioni; in questo senso Svevo è demistificatore degli inganni della società borghese d'inizio Novecento senza però giungere a conclusioni ed alternative sul piano storico-sociale.
È al contempo romanzo ironico perchè nella descrizione dell'uomo mediocre e malato che accetta la precarietà della vita, riesce a tollerarla con saggezza e così, trova nell'ironia l'unica sua salvezza possibile.
Commenti e riflessioni di Lucio componente de gdl
Il prossimo appuntamento è per mercoledì 4 giugno con il romanzo di Magda Szabò “La Porta”
mercoledì 9 aprile 2014
Aggiornamento di aprile 2014
Il Gruppo di lettura si è riunito il 2 aprile 2014 per analizzare e discutere il libro di Katzuo Ishiguro “Quel che resta del giorno” (The remains of the day).
Anche se alcuni dei partecipanti non hanno ultimato la lettura vuoi per mancanza di tempo o per difficoltà ad entrare in empatia con il testo, tutti hanno partecipato con interesse ed entusiasmo con il risultato di una serata molto gradevole e coinvolgente.
“ Dopotutto cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? La dura realtà è certamente il fatto che per quelli come voi ed io, vi è ben poca scelta che porre, in definitiva, il nostro destino, nelle mani di quei grandi gentiluomini che sono al centro del mondo, i quali impiegano i nostri servizi. Che ragione c’è di preoccuparci troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso? Di certo è sufficiente che quelli come voi e come me almeno tentiamo di offrire il nostro piccolo contributo in favore di qualcosa di vero e di degno. E se alcuni di noi sono pronti a sacrificare molto, nella propria vita, al fine di perseguire tali aspirazioni, ciò sicuramente rappresenta in sè, quali che siano i risultati che ne derivano, motivo di orgoglio e di felicità.” (cit)
L’autore del romanzo Ishiguro, nato in Giappone, sebbene emigrato nel Regno Unito in tenera età è riuscito in modo impeccabile a rappresentare un personaggio che è la quintessenza stessa della vecchia Inghilterra. Il protagonista è infatti il maggiordomo in una casa dell'alta aristocrazia britannica, e grazie alla capacità dello scrittore, il lettore viene condotto nel mondo di Mr. Stevens e lo guarda attraverso i suoi occhi. E’ sorprendente che Ishiguro sia stato capace, nello scrivere il romanzo, di pensare come il protagonista, e, forse ancora più stupefacente, di parlare come lui.
La maestria narrativa è evidente anche nella presenza nel romanzo di diversi piani di esposizione : quello intimista, in cui la psicologia dei personaggi viene delineata con grande empatia, e quello storico, in cui i grandi avvenimenti della prima metà del XX secolo diventano parte integrante del romanzo, quasi due storie parallele, due romanzi che si intrecciano riuscendo entrambi ad interessare il lettore.
Stevens di per sè è un personaggio emotivamente “piatto”, che non suscita emozioni, se non di irritazione di fronte alla sua testarda ossessione per le etichette, alla sua rigidità mentale ma anche fisica; anche nel modo di porsi, oltre che di parlare, quest’uomo trasuda rigidità, incapacità a lasciarsi andare. Per contro invece si apprezza maggiormente la protagonista femminile: Miss Kenton, la governante di Darlington Hall, collega di vecchia data di Stevens. Pur essendo ligia al proprio dovere, impeccabile, fedele, seria, attenta, non vive rinchiusa tra le “quattro mura della propria professionalità”: è una donna che ha delle passioni, che ricerca un contatto umano, e nel suo intimo vorrebbe una vicinanza più intima con l’imperturbabile Maggiordomo ma nulla riesce ad ottenere…
Se l’interesse del lettore è solo verso i libri di azione con continui colpi di scena, decisamente questo non è un testo consigliato …. Per contro invece se il lettore apprezza i racconti senza tempo, personaggi toccanti, ricordi e riflessioni ..di sicuro è un libro raffinato e imperdibile.
COMMENTI E RIFLESSIONI DI LUCIA COMPONENTE GDL
Il prossimo appuntamento è per mercoledì 6 maggio con il romanzo di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”
Anche se alcuni dei partecipanti non hanno ultimato la lettura vuoi per mancanza di tempo o per difficoltà ad entrare in empatia con il testo, tutti hanno partecipato con interesse ed entusiasmo con il risultato di una serata molto gradevole e coinvolgente.
“ Dopotutto cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? La dura realtà è certamente il fatto che per quelli come voi ed io, vi è ben poca scelta che porre, in definitiva, il nostro destino, nelle mani di quei grandi gentiluomini che sono al centro del mondo, i quali impiegano i nostri servizi. Che ragione c’è di preoccuparci troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso? Di certo è sufficiente che quelli come voi e come me almeno tentiamo di offrire il nostro piccolo contributo in favore di qualcosa di vero e di degno. E se alcuni di noi sono pronti a sacrificare molto, nella propria vita, al fine di perseguire tali aspirazioni, ciò sicuramente rappresenta in sè, quali che siano i risultati che ne derivano, motivo di orgoglio e di felicità.” (cit)
L’autore del romanzo Ishiguro, nato in Giappone, sebbene emigrato nel Regno Unito in tenera età è riuscito in modo impeccabile a rappresentare un personaggio che è la quintessenza stessa della vecchia Inghilterra. Il protagonista è infatti il maggiordomo in una casa dell'alta aristocrazia britannica, e grazie alla capacità dello scrittore, il lettore viene condotto nel mondo di Mr. Stevens e lo guarda attraverso i suoi occhi. E’ sorprendente che Ishiguro sia stato capace, nello scrivere il romanzo, di pensare come il protagonista, e, forse ancora più stupefacente, di parlare come lui.
La maestria narrativa è evidente anche nella presenza nel romanzo di diversi piani di esposizione : quello intimista, in cui la psicologia dei personaggi viene delineata con grande empatia, e quello storico, in cui i grandi avvenimenti della prima metà del XX secolo diventano parte integrante del romanzo, quasi due storie parallele, due romanzi che si intrecciano riuscendo entrambi ad interessare il lettore.
Stevens di per sè è un personaggio emotivamente “piatto”, che non suscita emozioni, se non di irritazione di fronte alla sua testarda ossessione per le etichette, alla sua rigidità mentale ma anche fisica; anche nel modo di porsi, oltre che di parlare, quest’uomo trasuda rigidità, incapacità a lasciarsi andare. Per contro invece si apprezza maggiormente la protagonista femminile: Miss Kenton, la governante di Darlington Hall, collega di vecchia data di Stevens. Pur essendo ligia al proprio dovere, impeccabile, fedele, seria, attenta, non vive rinchiusa tra le “quattro mura della propria professionalità”: è una donna che ha delle passioni, che ricerca un contatto umano, e nel suo intimo vorrebbe una vicinanza più intima con l’imperturbabile Maggiordomo ma nulla riesce ad ottenere…
Se l’interesse del lettore è solo verso i libri di azione con continui colpi di scena, decisamente questo non è un testo consigliato …. Per contro invece se il lettore apprezza i racconti senza tempo, personaggi toccanti, ricordi e riflessioni ..di sicuro è un libro raffinato e imperdibile.
COMMENTI E RIFLESSIONI DI LUCIA COMPONENTE GDL
Il prossimo appuntamento è per mercoledì 6 maggio con il romanzo di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”
Aggiornamento di febbraio 2014
MERCOLEDI' 26 FEBBRAIO 2014
E LE STELLE STANNO A GUARDARE DI A. CRONIN
E le stelle stanno a guardare è un romanzo di Archibald Joseph Cronin pubblicato nel 1935. Purtroppo in commercio troviamo l’edizione dell’epoca con una traduzione ormai superata ed un linguaggio arcaico.
Il luogo di ambientazione è Sleescale, una cittadina mineraria sulla costa del Northumberland, il cui nome è inventato, ma è un perfetto esempio di altre realtà efettivamente esistenti.
Cronin nel suo libro ci fa conoscere molti personaggi le cui psicologie sono molto ben delineate ed analizzate in profondità ognuno dei quali rappresenta un dato ceto sociale ed un dato orientamento politico e morale.
Nel romanzo vengono descritte le dure condizioni di vita dei minatori nelle miniere di carbone, l'egoismo dei proprietari che pensano solo al profitto ed al denaro e per esso mettono a repentaglio la vita dei minatori, il rappresentante dei quali è il proprietario della miniera: Richard Barras.
Davide Fenwick e Joe Gowlan rappresentano due personaggi antitetici. Li incontriamo adolescenti all’inizio dell’opera ed entrambi occupati nel lavoro in miniera. In seguito, il primo avrà l’opportunità di studiare, di diventare maestro elementare e poi eletto nel partito laburista. Fin da ragazzo era stato fortemente interessato al miglioramento delle condizioni di vita dei minatori e si batte per la nazionalizzazione delle miniere. Vorrebbe una società che non fosse dominata dall'interesse personale e dall'egoismo ma da alti valori morali. Rimane fermo nelle sue idee anche quando il Partito Laburista, arrivato al potere, non mantiene la promessa elettorale di nazionalizzare le miniere.
“Egli non voleva la rivoluzione, voleva riformare il cuore umano, redimerlo dalle bassezze e dalle crudeltà suggerite dall'interesse personale, e purificarlo mediante l'esercizione delle virtù che ispirano alti ideli. Senza questa riforma è futile ogni speranza di salvamento".
Il secondo invece “joe” se ne va a Tynecastle un centro industriale. All'inizio lavora come manovale. Durante la Prima Guerra Mondiale con l'aiuto della moglie del proprietario della fabbrica, che diventerà poi la sua amante, viene promosso direttore dello stabilimento che fabbricando munizioni realizzava profitti altissimi. Il proprietario Millington va in guerra, e perde la salute mentale, diventa incapace di fare il proprio lavoro e Joe Gowlan prima riesce a diventare suo socio, poi acquista la sua quota e lo esclude dalla società. In breve Joe Gowlan diventa uno dei maggiori capitalisti della città. Il suo successo è dovuto alla disonestà, alla mancanza di scrupoli, all'inganno. Un personaggio del genere batterà alle elezioni Davide , onesto e realmente interessato alla sorte dei minatori, che sarà costretto a ritornare a lavorare in miniera.
Altro personaggio è Arturo Barras figlio di Richard timido ed introverso che rifiuta di partecipare alla guerra perchè la sua coscienza non gli permetteva di ammazzare il prossimo e per questo entra in contrasto con il padre. Finisce in prigione come obiettore di coscienza e perde anche la sua ragazza. Quando a causa della malattia del padre si troverà a capo della miniera utilizzerà tutte le sue risorse economiche per farne una miniera modello sia per la sicurezza che per le condizioni di vita dei minatori. Non sarà capito. Gli stessi minatori finiranno per distruggere i macchinari e Arturo ridotto sul lastrico sarà costretto a vendere a Joe Gowlan.
Incontriamo altri personaggi minori : La sorella di Arturo Hilda oppressa dal padre che non le permette di realizzarsi. E' l'epoca in cui le suffraggette chiedevano il diritto di voto per le donne ed essa diventa in cuor suo femminista. Dopo che il padre viene colto dalla malattia studia medicina e diventerà un chirurgo.
L'altra figlia di Barras Grace si innamora di un minatore e lo sposa durante la guerra. In seguito si dedicherà col marito all'allevamento dei polli conducendo una vita povera ma felice. Altro personaggio è Jenny che all'inizio è una semplice commessa in un negozio. Essa si da molte arie, imita le donne delle classi superiori, tende a sentirsi per questo importante, una vera signora. Diventa l'amante di Joe quando questo era un semplice operaio. abbandonata da Joe, per sfuggire alla sua vita per lei diventata insopportabile, induce Davide che si era innamorato di lei a sposarlo senza però amarlo. Finirà per abbandonare il marito che rivedrà poco prima della morte in un ospedale di Londra.
Nel complesso vengono descritti diversi ambienti sociali, diversi conflitti sociali con i loro rapporti con la politica ed anche le nuove istanze che emergono nella società. I personaggi più onesti ed interessati al bene degli altri come Davide e Arturo finiscono per essere sconfitti, mentre trionfano i più disonesti, ipocriti, egoisti e privi di scrupoli come Joe Gowlan che si era arricchito con la guerra.
Anche se sono passati molti anni dalla pubblicazione di questo libro e i tempi sono cambiati …pare invece che nella sostanza nulla sia cambiato. Cronin descrive la realtà di quel periodo e non fa sconti a nessuno, non illude e non offre speranze, ed il titolo sembra sottolineare che le stelle sono sempre presenti a registrare e conservare la memoria di tutto quello che accade …le uniche depositarie della verità e della giustizia che in terra non viene raggiunta.
Commenti di Lucia componente gdl
E LE STELLE STANNO A GUARDARE DI A. CRONIN
E le stelle stanno a guardare è un romanzo di Archibald Joseph Cronin pubblicato nel 1935. Purtroppo in commercio troviamo l’edizione dell’epoca con una traduzione ormai superata ed un linguaggio arcaico.
Il luogo di ambientazione è Sleescale, una cittadina mineraria sulla costa del Northumberland, il cui nome è inventato, ma è un perfetto esempio di altre realtà efettivamente esistenti.
Cronin nel suo libro ci fa conoscere molti personaggi le cui psicologie sono molto ben delineate ed analizzate in profondità ognuno dei quali rappresenta un dato ceto sociale ed un dato orientamento politico e morale.
Nel romanzo vengono descritte le dure condizioni di vita dei minatori nelle miniere di carbone, l'egoismo dei proprietari che pensano solo al profitto ed al denaro e per esso mettono a repentaglio la vita dei minatori, il rappresentante dei quali è il proprietario della miniera: Richard Barras.
Davide Fenwick e Joe Gowlan rappresentano due personaggi antitetici. Li incontriamo adolescenti all’inizio dell’opera ed entrambi occupati nel lavoro in miniera. In seguito, il primo avrà l’opportunità di studiare, di diventare maestro elementare e poi eletto nel partito laburista. Fin da ragazzo era stato fortemente interessato al miglioramento delle condizioni di vita dei minatori e si batte per la nazionalizzazione delle miniere. Vorrebbe una società che non fosse dominata dall'interesse personale e dall'egoismo ma da alti valori morali. Rimane fermo nelle sue idee anche quando il Partito Laburista, arrivato al potere, non mantiene la promessa elettorale di nazionalizzare le miniere.
“Egli non voleva la rivoluzione, voleva riformare il cuore umano, redimerlo dalle bassezze e dalle crudeltà suggerite dall'interesse personale, e purificarlo mediante l'esercizione delle virtù che ispirano alti ideli. Senza questa riforma è futile ogni speranza di salvamento".
Il secondo invece “joe” se ne va a Tynecastle un centro industriale. All'inizio lavora come manovale. Durante la Prima Guerra Mondiale con l'aiuto della moglie del proprietario della fabbrica, che diventerà poi la sua amante, viene promosso direttore dello stabilimento che fabbricando munizioni realizzava profitti altissimi. Il proprietario Millington va in guerra, e perde la salute mentale, diventa incapace di fare il proprio lavoro e Joe Gowlan prima riesce a diventare suo socio, poi acquista la sua quota e lo esclude dalla società. In breve Joe Gowlan diventa uno dei maggiori capitalisti della città. Il suo successo è dovuto alla disonestà, alla mancanza di scrupoli, all'inganno. Un personaggio del genere batterà alle elezioni Davide , onesto e realmente interessato alla sorte dei minatori, che sarà costretto a ritornare a lavorare in miniera.
Altro personaggio è Arturo Barras figlio di Richard timido ed introverso che rifiuta di partecipare alla guerra perchè la sua coscienza non gli permetteva di ammazzare il prossimo e per questo entra in contrasto con il padre. Finisce in prigione come obiettore di coscienza e perde anche la sua ragazza. Quando a causa della malattia del padre si troverà a capo della miniera utilizzerà tutte le sue risorse economiche per farne una miniera modello sia per la sicurezza che per le condizioni di vita dei minatori. Non sarà capito. Gli stessi minatori finiranno per distruggere i macchinari e Arturo ridotto sul lastrico sarà costretto a vendere a Joe Gowlan.
Incontriamo altri personaggi minori : La sorella di Arturo Hilda oppressa dal padre che non le permette di realizzarsi. E' l'epoca in cui le suffraggette chiedevano il diritto di voto per le donne ed essa diventa in cuor suo femminista. Dopo che il padre viene colto dalla malattia studia medicina e diventerà un chirurgo.
L'altra figlia di Barras Grace si innamora di un minatore e lo sposa durante la guerra. In seguito si dedicherà col marito all'allevamento dei polli conducendo una vita povera ma felice. Altro personaggio è Jenny che all'inizio è una semplice commessa in un negozio. Essa si da molte arie, imita le donne delle classi superiori, tende a sentirsi per questo importante, una vera signora. Diventa l'amante di Joe quando questo era un semplice operaio. abbandonata da Joe, per sfuggire alla sua vita per lei diventata insopportabile, induce Davide che si era innamorato di lei a sposarlo senza però amarlo. Finirà per abbandonare il marito che rivedrà poco prima della morte in un ospedale di Londra.
Nel complesso vengono descritti diversi ambienti sociali, diversi conflitti sociali con i loro rapporti con la politica ed anche le nuove istanze che emergono nella società. I personaggi più onesti ed interessati al bene degli altri come Davide e Arturo finiscono per essere sconfitti, mentre trionfano i più disonesti, ipocriti, egoisti e privi di scrupoli come Joe Gowlan che si era arricchito con la guerra.
Anche se sono passati molti anni dalla pubblicazione di questo libro e i tempi sono cambiati …pare invece che nella sostanza nulla sia cambiato. Cronin descrive la realtà di quel periodo e non fa sconti a nessuno, non illude e non offre speranze, ed il titolo sembra sottolineare che le stelle sono sempre presenti a registrare e conservare la memoria di tutto quello che accade …le uniche depositarie della verità e della giustizia che in terra non viene raggiunta.
Commenti di Lucia componente gdl
Aggiornamento di gennaio 2014
Mercoledì 29/1/2014
Un albero cresce a Brooklin di Betty Smith
«"Mio Dio, concedimi di essere qualcosa in ogni istante della mia vita. Fammi essere felice o triste; fa che io abbia caldo o freddo; che abbia poco o troppo da mangiare; che sia vestita elegantemente o con degli stracci, affidabile o bugiarda,... Ma concedimi di essere sempre qualcosa in ogni istante. E concedimi pure di sognare quando dormo, in modo che non vi sia un solo momento della mia vita che vada perduto".
La figura di Francie Nolan è coinvolgente: prima bambina, poi ragazza ed infine donna ti fa scoprire un mondo pieno di speranza quando nella sua realtà la speranza di una vita migliore sembrava non esserci. L’autrice ha creato dei personaggi, con una forte dignità e nonostante le loro grandi difficoltà di sopravvivenza non sono dei perdenti e non portano alla compassione.
Mette in evidenza la grande forza e capacità delle donne che da sempre combattono per una vita migliore. In contrapposizione, i personaggi maschili ne escono un po' malconci, gli uomini sono quasi sempre tratteggiati come figure deboli e schiacciate dalla vita o talvolta vili e meschini.
Si può dire che è una sorta di esaltazione della figura femminile.
Molto suggestive le descrizioni della Brooklyn di inizio secolo, con tutto il carico di difficoltà, miseria, analfabetismo, fame e disperazione che quotidianamente assillava migliaia di persone che cercavano di arrabattarsi, fosse anche per tirare avanti un giorno in più: in tal senso, il romanzo acquista un respiro davvero epico.
Molto apprezzabile anche che ci venga trasmessa l’importanza dell’istruzione come panacea per affrancarsi dalla propria condizione di inferiorità: il famelico modo di consumare libri che Francie acquisisce da quando conquista la capacità di leggere la eleva effettivamente dalla imperante ignoranza, isolandola altresì per la medesima ragione.
Libro che non ha mai cadute di tono, è sempre scorrevole, e mantiene vivo l’interesse del lettore Credo che questo libro dovrebbe essere adottato nelle scuole e lo farei leggere anche agli adulti affinchè possano ricordare e capire che ai giorni nostri il consumismo ha rovinato la società fino in fondo.
L'atmosfera che si respira ricorda da vicino quella dei romanzi di Steinbeck anche se l'autrice focalizza la sua attenzione sulle dinamiche relazionali di un ristretto numero di persone.
Un altro tema centrale è la consapevolezza che povertà e miseria non sono necessariamente una molla di crescita interiore. L'indigenza non migliora nessuno: poveri e ricchi hanno identici pregi e difetti, la differenza la fa ancora una volta l'individuo, non il suo status. Questo pensiero si accompagna ad una pesante sfiducia nei confronti della politica come strumento per un miglioramento delle condizioni di vita delle classi più povere. Il principio stesso della rappresentanza appare svuotato di ogni significato: "Sono quarant'anni che voto per loro" disse lo sconosciuto [a Francie] "e sempre il candidato era Mattie Mahony. Forse le persone erano diverse, ma il nome era sempre Mattie Mahony. No, veramente non so dirti chi sia."
Lo sguardo è obiettivo ma sempre denso di un caldo senso di umanità che abbraccia tutti i personaggi, anche quelli più ottusi, come l'insegnante di Francie, frivola e frustrata, che non comprende l'urgenza emotiva che spinge la ragazza a scrivere storie di povertà e disillusione.
Situazioni e stati d'animo sono tratteggiati con acuta delicatezza mentre lo stile è curato ma non ricercato, leggero ma non dimesso e serve egregiamente al suo scopo principale, quello di infondere al lettore speranza e si può affermare che è principalmente uno stupendo inno alla felicità intesa come libera realizzazione delle proprie aspirazioni.
COMMENTO DI LUCIA COMPONENTE GDL
Un albero cresce a Brooklin di Betty Smith
«"Mio Dio, concedimi di essere qualcosa in ogni istante della mia vita. Fammi essere felice o triste; fa che io abbia caldo o freddo; che abbia poco o troppo da mangiare; che sia vestita elegantemente o con degli stracci, affidabile o bugiarda,... Ma concedimi di essere sempre qualcosa in ogni istante. E concedimi pure di sognare quando dormo, in modo che non vi sia un solo momento della mia vita che vada perduto".
La figura di Francie Nolan è coinvolgente: prima bambina, poi ragazza ed infine donna ti fa scoprire un mondo pieno di speranza quando nella sua realtà la speranza di una vita migliore sembrava non esserci. L’autrice ha creato dei personaggi, con una forte dignità e nonostante le loro grandi difficoltà di sopravvivenza non sono dei perdenti e non portano alla compassione.
Mette in evidenza la grande forza e capacità delle donne che da sempre combattono per una vita migliore. In contrapposizione, i personaggi maschili ne escono un po' malconci, gli uomini sono quasi sempre tratteggiati come figure deboli e schiacciate dalla vita o talvolta vili e meschini.
Si può dire che è una sorta di esaltazione della figura femminile.
Molto suggestive le descrizioni della Brooklyn di inizio secolo, con tutto il carico di difficoltà, miseria, analfabetismo, fame e disperazione che quotidianamente assillava migliaia di persone che cercavano di arrabattarsi, fosse anche per tirare avanti un giorno in più: in tal senso, il romanzo acquista un respiro davvero epico.
Molto apprezzabile anche che ci venga trasmessa l’importanza dell’istruzione come panacea per affrancarsi dalla propria condizione di inferiorità: il famelico modo di consumare libri che Francie acquisisce da quando conquista la capacità di leggere la eleva effettivamente dalla imperante ignoranza, isolandola altresì per la medesima ragione.
Libro che non ha mai cadute di tono, è sempre scorrevole, e mantiene vivo l’interesse del lettore Credo che questo libro dovrebbe essere adottato nelle scuole e lo farei leggere anche agli adulti affinchè possano ricordare e capire che ai giorni nostri il consumismo ha rovinato la società fino in fondo.
L'atmosfera che si respira ricorda da vicino quella dei romanzi di Steinbeck anche se l'autrice focalizza la sua attenzione sulle dinamiche relazionali di un ristretto numero di persone.
Un altro tema centrale è la consapevolezza che povertà e miseria non sono necessariamente una molla di crescita interiore. L'indigenza non migliora nessuno: poveri e ricchi hanno identici pregi e difetti, la differenza la fa ancora una volta l'individuo, non il suo status. Questo pensiero si accompagna ad una pesante sfiducia nei confronti della politica come strumento per un miglioramento delle condizioni di vita delle classi più povere. Il principio stesso della rappresentanza appare svuotato di ogni significato: "Sono quarant'anni che voto per loro" disse lo sconosciuto [a Francie] "e sempre il candidato era Mattie Mahony. Forse le persone erano diverse, ma il nome era sempre Mattie Mahony. No, veramente non so dirti chi sia."
Lo sguardo è obiettivo ma sempre denso di un caldo senso di umanità che abbraccia tutti i personaggi, anche quelli più ottusi, come l'insegnante di Francie, frivola e frustrata, che non comprende l'urgenza emotiva che spinge la ragazza a scrivere storie di povertà e disillusione.
Situazioni e stati d'animo sono tratteggiati con acuta delicatezza mentre lo stile è curato ma non ricercato, leggero ma non dimesso e serve egregiamente al suo scopo principale, quello di infondere al lettore speranza e si può affermare che è principalmente uno stupendo inno alla felicità intesa come libera realizzazione delle proprie aspirazioni.
COMMENTO DI LUCIA COMPONENTE GDL
martedì 10 dicembre 2013
Aggiornamento - Dicembre 2013
Mercoledì 27/11/13
Il libro che abbiamo letto nel mese di novembre è stato “L’arpa di Davita” di Chaim Potok e ci siamo ritrovati, come al solito, l’ultimo mercoledì del mese per parlarne.
Alla maggior parte dei componenti del gruppo il libro è piaciuto: La storia di Davita, una bambina di 8 anni, è di quelle che restano dentro. Una lettura molto coinvolgente, pagine che difficilmente si possono scordare. E' tramite “Davita” che l'autore ci parla di guerra ma anche di amore, dell'avvento del fascismo e della guerra civile in Spagna . Un ambiente duro, difficile quello in cui cresce questa bambina, c'è amore ma anche dolore, deve affrontare diversità di orientamenti religiosi, vuole capire e crescendo si trova davanti alla discriminazione sessuale.
I personaggi del romanzo sono unici : dalla figura contraddittoria della madre, a quella dell’intellettuale amico di famiglia, Jakob Daw che, con le sue storie instilla in Davita la capacità di immaginare e di fondere insieme la realtà e i sogni. E’ così che Davita cresce e con l’aiuto dei racconti dello zio Jacob, il suono dell'arpa eolia che al lettore sembra quasi di udire e quella fotografia dei cavalli tanto cara al padre, riesce a capire quale sarà la sua strada.
“ i muri erano leggi per alcuni,e le leggi erano muri per altri". la critica di Potok non risparmia nessuno: destra, sinistra, atei e credenti….C’è davvero molto in queste pagine: insieme a Davita si percorre una sorta di cammino etico e morale e, nell’arpa eolica appesa alla porta di ingresso, sono racchiusi i suoi sogni e la sua immaginazione
Laceranti le pagine che descrivono i fatti di Guernica., di certo sappiamo che Picasso si è ispirato al bombardamento della città basca di Guernica nel 1937 ad opera dell’aviazione tedesca durante la guerra civile spagnola.: l’evento fece grande scalpore e Guernica in qualche modo divenne una città simbolo delle atrocità della guerra, anche perché è stato il primo bombardamento aereo. (Potok, nei suoi libri parla spesso di Picasso e dei suoi quadri)
Un romanzo di formazione, una lettura intensa ed appassionante che stimola il lettore ad approfondire la conoscenza di questo autore.
Commenti e riflessioni di Lucia componente del gdl.
Iscriviti a:
Post (Atom)